Nuova Zelanda

L’economia della Nuova Zelanda ha registrato un andamento stagnante a partire dalla seconda meta’ del 2005 e la crescita e’ rimasta debole nella prima parte del 2006.
Alti tassi di interesse, un dollaro che per il tutto 2005 era rimasto su valori molto elevati ed una bolletta energetica molto piu’ salata hanno contribuito a diminuire i profitti delle imprese, a raffreddare il mercato immobiliare ed a deprimere la spesa per consumi.

Se si è quindi evitata una recessione o quell’hard landing che molti paventavano, l’economia e’ sicuramente in forte flessione e nell’anno che va da marzo 2006 a marzo 2007 la crescita del Pil e’ attesa non superiore a l’1.9%. Si tratta di una sostanziale correzione rispetto ad una fase di 5-6 anni con tassi di crescita medi del 4% annuo (ovvero, un ciclo caratterizzato dalla crescita piu’ sostenuta degli ultimi quarant’anni).

Dietro il rallentamento dell’economia vi e’ in primo luogo la politica monetaria praticata dalla Banca Centrale (Reserve Bank of New Zealand). A fronte di indubbi segnali di surriscaldamento del sistema economico, di una spesa per consumi irrefrenabile (con facile ricorso all’indebitamento da parte delle famiglie), un tasso di inflazione in ascesa anche per le pressioni esercitate dal costo del petrolio e, soprattutto, un mercato immobiliare in inarrestabile ascesa, a partire dal 2004 la Banca Centrale ha avviato una serie di manovre restrittive di politica monetaria, con ben nove rialzi del tasso di sconto, portando il il costo del denaro a 7.25, uno dei piu’ elevati in ambito OCSE.

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