La Giordania è annoverata dall’OCSE tra i paesi a reddito medio-basso. La sua popolazione di circa 5,5 milioni di abitanti ha un reddito medio pro capite di circa 2.500 dollari. Il Paese è privo di risorse naturali, combustibili in primis, e soffre per la scarsità di acqua. Il tessuto industriale è ancora poco sviluppato. Le aree coltivabili sono limitate.

In tale contesto, aggravato dall’instabilità dell’area, l’economia giordana ha dato, recentemente, segnali positivi, con una robusta e costante crescita, sintomatica di una capacità di sfruttare circostanze favorevoli, come una condizione di stabilità politica ed economica unica nell’area.
Il Governo giordano, nel 1988-89, si è rivolto al Fondo Monetario Internazionale (FMI) per concordare una serie di programmi strutturali di stabilizzazione economica, volti ad accelerare la liberalizzazione dell’economia, favorirne l’integrazione a livello internazionale e ridefinire, anche con ampi processi di privatizzazione, il ruolo dello Stato. I risultati di questi anni di riforme sembrano aver prodotto, almeno in parte, i risultati attesi.