Iraq

La situazione attuale del Paese è il risultato di una successione di eventi che ad iniziare dal 1990 con l’invasione del Kuwait condotta dal regime di Saddam Hussein, seguita dalle sanzioni applicate dalla comunità internazionale e dalla guerra del 1991, hanno portato ad un generale rallentamento dell’attività economica e abbassato il livello di vita della popolazione.
Dal 1996, il programma delle Nazioni Unite Oil-for-food ha consentito all’Iraq di esportare quantità limitate di greggio per poter acquisire beni essenziali a fronteggiare le esigenze di base. La guerra del 2003, e successivamente il terrorismo, l’insorgenza e le violenze settarie, hanno ulteriormente danneggiato le strutture produttive e le infrastrutture e ridotto significativamente la capacità di funzionamento della pubblica amministrazione, impedendo all’Iraq di raggiungere gli obiettivi di crescita fissati dal Governo ad interim del 2004 e poi dai Governi scaturiti dalle
elezioni del gennaio e del dicembre 2005.

Ciò ha sostanzialmente impedito la stabile presenza di imprese straniere escluse quelle impegnate a vario titolo nello sforzo bellico. Eccezioni di segno contrario si hanno nella Regione del Kurdistan iracheno, dove le relative condizioni di sicurezza (pur soggette ai rischi di repentini mutamenti) e di maggiore funzionalità delle istituzioni, hanno determinato un ciclo di sviluppo piu’ virtuoso che nel resto dell’Iraq e un maggiore interessamento da parte di imprese straniere incluse quelle italiane.

Nel 2006 il Prodotto Interno Lordo (circa 50.900 milioni di dollari) è cresciuto di circa il 3% rispetto al 2005; percentuale ben inferiore a quanto programmato dal Governo (10.4%) soprattutto per l’incapacità di accrescere le potenzialità dell’industria estrattiva del greggio. Il reddito pro-capite è stato nel 2006 di 1.635 dollari, in crescita rispetto al 2002 quando ammontava a circa 1.000 dollari, ma ancora ben lontano dai valori raggiunti all’inizio degli anni ’80 (3.600 dollari) prima dell’inizio della guerra con l’Iran.
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