Libia

L’economia libica si fonda prevalentemente sulla produzione e l’esportazione di petrolio e di gas naturale mentre la produzione non petrolifera si limita a poche tipologie di beni che riescono a coprire solo una marginale quota della crescente domanda interna.
Il settore degli idrocarburi contribuisce, in termini nominali, al 72% del prodotto interno lordo, al 93% delle entrate di bilancio ed al 95% delle esportazioni. Una condizione che, se da un lato consente al Paese di registrare il più alto reddito pro-capite di tutta l’Africa ha, dall’altro, inciso in maniera determinante sulla limitata diversificazione dei vari settori produttivi.

Secondo l’ultimo rapporto del Fondo Monetario Internazionale l’economia libica può, infatti, essere a tutti gli effetti annoverata tra le meno diversificate del Maghreb.

La Libia soffre, inoltre, degli effetti di un’economia rimasta per oltre tre decenni fortemente centralizzata e condizionata da una invasiva presenza statale. Solo a partire dal 2002, dopo la fine delle sanzioni internazionali, il Paese ha imboccato la via di una graduale apertura ai mercati internazionali facendo propria la consapevolezza che le sfide di un’economia sempre più globalizzata non possano prescindere dalla determinazione di condizioni idonee ad attrarre investimenti esteri e con essi il know how necessario a colmare il “gap” che in termini di sviluppo tecnologico e di crescita del settore “non oil” è stato accumulato soprattutto negli anni dell’embargo.

In tal senso, sia pure con tutte le difficoltà legate alle resistenze interne da parte dell’ala più conservatrice del “sistema”, queste Autorità stanno oggi muovendosi lungo tre precise direttrici: lo sviluppo infrastrutturale, la determinazione di un quadro normativo che possa offrire le adeguate garanzie agli investitori stranieri, una politica economica meno dirigista e tale da allentare la pervasiva presenza dello Stato nei principali settori economici.

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